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Orti condivisi

La città offre infiniti scorci urbani, la maggior parte dei quali costituiscono esempi negativi dal punto di vista di chi ricerca il recupero della forma accettabile del rapporto tra uomo e natura. Tuttavia, fra i grandi svincoli autostradali, i centri commerciali e gli uffici si possono trovare scorci di vita che, pur nella loro apparente semplicità, costituiscono uno spiraglio di sopravvivenza non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello sociale: stiamo parlando degli orti condivisi.

Quello che un tempo appariva come un ossimoro, città e campagna, diventa oggi un paesaggio in cui si disegnano indizi per nuove ecologie tra territorio e società. Gli orti comunitari in contesti urbani offrano la possibilità di scaricare le tensioni del nostro vivere quotidiano e di sperimentare nuovi rapporti sociali, spaziali e temporali, nonché la ricerca di una nuova qualità di vita.

Da punto di vista ambientale, gli orti condivisi rappresentano un fondamentale polmone verde per le città contribuendo spesso al recupero di aree marginali e abbandonate. Gli orti diventano così un tentativo per permettere alla natura di riappropriarsi degli spazi da cui l’abbiamo completamente estromessa. Ispirata dalla vecchia saggezza contadina dei nostri padri e dei nostri nonni, gli orti condivisi hanno profonda valenza sociale: costituiscono un punto d’incontro per la comunità, un impegno fruttuoso per le persone che si prendono cura della terra, parlano fra loro, si confrontano sui prodotti che coltivano, regalano al vicino il pomodoro più succoso, mettono la loro frutta a disposizione dei ragazzi del quartiere per educarli a preferire prodotti naturali alle merendine.

Gli orti condivisi offrono la possibilità di svolgere un regolare esercizio fisico, di alimentarsi in modo sano con prodotti della terra, di riqualificare un’area dismessa portando uno spicchio di campagna in città, di risaldare il legame sociale condividendo una medesima attività in uno spirito comunitario, di stimolare il senso d’appartenenza e di favorire i diversi processi d’integrazione di persone che vivono talvolta ai margini.


Prendersi cura dell’orto, significa prendersi cura di sé stessi e del mondo che ci circonda.

 

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